Il Respiro di Fuoco

Uno degli aspetti più importanti della pratica dello yoga è il Pranayama, ovvero la scienza legata allo studio del respiro.
Nel Kundalini yoga le tecniche di respiro sono molto utilizzate e una delle più importanti è proprio quella che viene chiamata “Il respiro di fuoco“, il suo nome in sanscrito è Agni Pran.
Questa tecnica di respirazione si chiama così perché ha un’azione diretta sulla nostra pancia, sul nostro fuoco interiore e sul punto energetico da essa custodito chiamato “Terzo chakra“, ed è proprio questo punto a cui è collegato appunto l’elemento fuoco. Il movimento a pompa che di base lo caratterizza è focalizzato proprio nella zona del diaframma.
Questo respiro può essere praticato da solo, ma lo si trova spesso anche nelle sequenze, abbinato a determinate posizioni o movimenti, e in tante meditazioni.
In cosa consiste?
Il respiro di fuoco è una respirazione addominale rapida e vigorosa, generalmente fatta dal naso ma in alcuni casi, quando è specificato, avviene anche dalla bocca.
L’inspirazione e l’espirazione si equivalgono in durata ed intensità, non c’è pausa tra di loro ed il ritmo è veloce con circa 2 o 3 respiri al secondo.
La nostra attenzione dovrà essere focalizzata specialmente nell’espirazione, ogni volta che l’aria esce rapidamente dal naso, la zona diaframmatica, ovvero la zona dall’ombelico in su, si ritrae verso indietro ed in alto, verso la colonna, facendo fuoriuscire l’aria dai polmoni.  L’inspirazione successiva sarà un conseguente rilassamento della zona appena contratta, senza forzare il movimento, la pancia andrà fuori di riflesso. E’ un movimento che diviene automatico con la pratica se ci si focalizza sulla contrazione della pancia nell’espirazione.
Fino a quando non avremo una grande dimestichezza con questo respiro è consigliabile tenere un ritmo più lento, in modo da sentire bene il giusto movimento del diaframma, e a mano a mano che si prende dimestichezza si potrà arrivare a mantenere il giusto ritmo.
Il mio suggerimento è di iniziare sempre con brevi cicli da 10/15 respiri di fuoco intervallati da alcuni respiri profondi.

Iniziare a praticare il Respiro di Fuoco

Normalmente si utilizza questo pranayama all’interno di una sequenza o di una meditazione, ma lo si può comunque praticare singolarmente, sedendosi in una delle varie posizioni meditative, per esempio Sukhasana o posizione facilePadmasana o la posizione del lotoVajrasana o la posizione della roccia. 
Seduti su una sedia con le piante dei piedi a contatto con il pavimento o stesi a terra, sono due posizioni molto agevoli per imparare a riconoscere il respiro diaframmatico ed allenarsi con il respiro di fuoco.
È importante tenere la colonna ben diritta e una leggera chiusura del mento verso il petto. Le mani possono essere nel mudra della preghiera, sulle ginocchia unendo indice e pollice in Gyan Mudra o in grembo nella con i palmi verso l’alto. Per iniziare è molto utile mettere le mani sul ventre per osservare il movimento della pancia e aiutare con una leggerissima pressione sull’ombelico per favorire l’espirazione. Il torace rimane rilassato e leggermente alzato per tutto il ciclo del respiro.
Alcune persone respirano in modo paradossale e questo significa che tenderanno a fare il movimento contrario: nell’espirazione non ci sarà una spinta verso la colonna della zona diaframmatica ma verso il fuori. Solitamente quando si è in questa situazione, non si riesce a produrre un respiro di fuoco fatto bene e si fa molta fatica. La cosa migliore da fare è farlo molto piano, cercando di invertire consapevolmente il movimento di spinta della pancia, oppure per fare amicizia con questo movimento a pompa e praticarlo senza abbinargli il respiro per qualche minuto e poi cominciare a combinare la respirazione con calma, sempre prendendosi il tempo per fermarsi respirare normalmente e poi riprovarci.
È bene iniziare la pratica del respiro di fuoco con calma e darsi il tempo di rafforzare e allenare i muscoli della parete addominale e attorno all’ombelico, che spesso non abbiamo l’abitudine di usare.
Effetti e benefici

Il potente movimento a pompa che si crea nell’ombelico provoca una forte concentrazione del prana in questa zona, favorendo una forte ricarica energetica. L’attivazione dell’elemento fuoco mette in moto un processo di purificazione, che “brucia” in modo generale tossine in tutto l’organismo, sia fisico, energetico che psichico.
Nel riquadro accanto potete osservare quanti benefici offra il respiro di fuoco e comprenderne la sua potenza.
Può accadere che la sua pratica generi un senso di nausea e di vertigine, tutti segnali che si sono messe in moto tossine che il sistema sta cercando di eliminare. Se questo accade, è bene, per favorire il processo di pulizia che si è attivato, bere molta acqua e mangiare in modo leggero e vegetariano, meglio ancora se vegano rigorosamente lontano dalla pratica di almeno 2 ore.
 
Quando evitare il respiro di fuoco
Il potenziamento della trasmissione di ossigeno, il rinforzo del sistema nervoso e la costante stimolazione della parte addominale fanno si che il respiro di fuoco non sia consigliato proprio a tutti. Quando si pratica, bisogna osservare alcuni accorgimenti. Il respiro di fuoco non va praticato da chi soffre di pressione alta, dalle donne incinte e da quelle che hanno le mestruazioni.
Personalmente mi prendo la responsabilità di aggiungere che non va praticato neppure da chi ha una patologia in stato infiammatorio grave come ad esempio le emorroidi e le ragadi.
Per alcune persone è facile iniziarne la pratica, altre possono avvertire iniziali capogiri o vertigini: in questo caso si può semplicemente fare una pausa respirando normalmente, per poi riprovare.

Un piccolo Kriya con il respiro di fuoco

Sedersi in una delle posizioni meditative, portare le mani nel mudra della preghiera al petto, aprire prima con i mantra della tradizione del Kundalini Yoga.

Combinazione di base, da ripetere da 3 a 5 volte:

  • Chiudere gli occhi di 9/10, girando gli occhi in su, verso il terzo occhio.
  • Se si ha difficoltà a produrre il movimento, cercare di praticarlo senza abbinarlo al respiro, da 1 a 3 minuti.
  • Praticare il respiro di fuoco da 1 a 3 minuti
  • Per chiudere, inspirare profondamente dal naso, tenere l’aria dentro per 10 secondi, espirare sempre dal naso e rilassare.
  • Rimanere nella posizione e portare le mani in Gyan Mudra sulle ginocchia, con le braccia stese e i palmi in avanti.
  • Osservare il flusso spontaneo del respiro per 3 minuti.
  • Inspirare profondamente, espirare. Ripetere il ciclo se si vuole.

Al termine dei cicli recitare i mantra di chiusura.

Buona pratica!
Sat Nam-astè
AMA

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